THE POTWASHER PART 2

  • Agosto 2, 2011

















(Si precisa che la Giovi non ha un ritardo di sei giorni…)

Fare il lavapiatti a Londra (anche se la mamma dice che sembro vestito da cogo di alta scuola) pare sia quasi una tappa obbligata per gli italiani che vengono in Inghilterra senza un piano preciso, come me, in attesa di trovare di meglio. È un po’ come per i ricchi nordeuropei del settecento, come Goethe, che in giovinezza intraprendevano il viaggio in Italia.

Il posto dove lavoro si chiama Fat Cat Cafe, è un coffee shop (che noi chiameremmo bar o caffè, anche se qui i bar hanno accezione di locale serale dove si vendono alcolici) organico.

Di organico, detto come insider, ha poco, o comunque fallisce la missione: per ogni hamburger de faxoi o luganega di Linda McCartney che ti vende (fortuna che quel giorno avevo la macchinetta fotografica!) i pomodori vengono dall’Olanda, l’insalata è in busta del supermercato, e la differenziata è un optional (non c’è… l’organico!)(Giorgia: respira!).

Che, digo, ciama Diego Meggioearo e organizzati con la verdura di Campagna amica, che pure c’è anche qui col suo nome, se proprio devi fare lo chic fino in fondo!

Anche perché i prezzi non sono proprio competitivi…

I miei turni sono quindi in orario diurno (in media 8 ore al giorno di fila, 5 giorni su 7, sempre i weekend): ho così meno tempo per aggiornare il blog come vorrei!

È abbastanza stancante non tanto per il lavaggio (anche se, da che sono arrivato, la lavastoviglie si è rotta, pare che ci sia un solo tecnico in tutta Londra, che non viene mai, e da allora lavo tutto a mano) ma perché sto tutto il tempo in piedi.

E col lavandino basso, la mia gobba peggiora!

I coperti non sono molti: non è che mi ammazzo di lavoro. I colleghi sono carini e simpatici, e mi danno da mangiare, quindi ne approfitto per fare almeno una volta al giorno un pasto decente ed equilibrato, che da quando non c’è più Suor Germana nella mia vita, sono arrivato in Inghilterra e tra le altre pociade, ho sostituito l’acqua con la birra, la mia fronte è un’esplosione di brufoli come a 17 anni (che i primi giorni mi piaceva pensare se ne andassero in automatico ogni volta che aprivo la lavastoviglie, per il vapore).

Certo evito la colazione, che per quanto dea mojere morta de Paul mcCartney, a magnare luganeghe aea matina bisogna essare abitua’!

Il cafe si trova su Stoke Newington Church Street: è la strada su cui, ho scoperto, stava la casa dove nei primi anni del 1700 Daniel Defoe scrisse Robinson Crusoe e Moll Flanders.

È in una bella zona, vicino a dove abito, quindi vado a piedi e, anche se mi pagano poco, non devo spendere per i mezzi pubblici, che costano tanto.

Ci sono comunque le mance, che vengono distribuite anche a me, che sono nel seminterrato.

La cucina nel basement ha tutto quello che ti aspetti: i pentoloni di Maga Magò stile pozione magica, le trappole per topi agli angoli, il condotto dell’aria enorme attraverso il quale da un momento all’altro passa Tom Cruise in Mission Impossible, e l’unica finestra che fa corrente, davanti a cui naturalmente sono piazzato io: e vai di raffreddore perenne!

E sì, mi piace pensare che sia stato proprio Banksy in persona a fare lo stencil in cesso!

Lo sguattero in cantina: è perfettamente in linea con la mia fantasia di essere Lovely Sara che dorme in soffitta (che tra l’altro era ambientato a Londra). Siccome mi danno i soldi in mano a fine giornata, penso sempre a quel celebre episodio in cui perde le monetine per strada… ok: celebre solo per me, I know

Mi sento anche, a seconda dei momenti:

– perché non vedo il sole, il Conte di Montecristo, che dopo vent’anni di prigione raggiunge un pallore spettrale mai più reversibile (e comunque, diciamocelo, tanto, qui, fuori mica c’è il sole: a Londra, come a Vienna, Murky Cupo e Lurky Guffo, i cattivi di Iridella, hanno rubato i colori!),

– Topolino, che ha sempre i guanti,

– e, quando me li tolgo, per la fatica e il tempo che ci impiego dall’appiccicume su mani e braccia, mi sento invece Rita Hayworth in Gilda (o Jessica Rabbit, o Sophia Loren che fa lo spogliarello in Ieri, oggi, domaniyou get the point!).

Del resto, ero il re dei parecieti già a 5 anni, quando per un Natale me li son fatti regalare! (E no, non importa che gli altri miei compagni di asilo ricevessero Hot Wheels o mietitrebbia in scala…).

E a chi CONTINUA a chiedermi da casa, dico che il piattometro rotto si aggira solo a 4: per un man de puina come me è poco, dai!

Ovvio, poi, che passo i giorni a snetare ‘a cuxina nell’attesa e speranza che da un momento all’altro entri Gordon Ramsay e mi lodi per la mia bravura, tagliandogli così il montaggio di metà puntata!

(2. Continua).

Blog Comments

Che be'e le piastre'e col gato! Potresti aggiungere al blog un gadget con il piattometro in cui ci aggiorni in tempo reale…

grande Dalsa! Nomini Banksy, di cui ho appena acquistato due maglie a Berlino introvabili in Italia. Come stai?