GOVERNORS ISLAND

  • Giugno 22, 2010












Sabato pomeriggio ho deciso di farmi guidare dall’estro e, sfidando la calura (ho imparato che, qui, quando è caldo, è proprio caldo, e quando è freddo, è proprio freddo. Siamo in giugno e non so se sarò qui in agosto, comunque chissà come sarà quando farà ANCORA più caldo. E poi, chiaro, solito discorso dell’aria condizionata che ti ammazza) sono andato fino a downtown per girare, ancora una volta, a caso.
Ho abbandonato un po’ la guida ma ci sono tante cose che ancora devo vedere, volevo prendere uno dei ferry per o Staten Island, o Statua della Libertà + Ellis Island (ma dev’essere un casino con le prenotazioni, mi devo informare), o, cosa che poi ho fatto, per Governors Island.

La vera ragione per cui avevo deciso di andare a downtown quel giorno era la Redbull Race, una gara di aerospettacolo con biplani che partivano dal New Jersey e viravano intorno alla Statua. Me ne sono dimenticato nel momento stesso in cui sono salito dalla metro in superficie (e comunque non li ho visti proprio, ‘sti aerei, perché ho avuto la Statua sotto gli occhi tutto il tempo ma non c’era proprio scia). Prima di prendere il ferry (ancora non sapevo che l’avrei preso, a dir la verità), mi sono fatto un po’ a piedi il perimetro della punta, andando quasi fino sotto al ponte di Brooklyn.

Dopo ho deciso di prendere il ferry al volo (stava partendo! ed era gratis!) e di andare a visitare Governors Island, un’isoletta proprio di fronte alla punta di Manhattan (la prima foto è ovviamente presa da Internet, ma vi dà l’idea) che è stata fino al 1996 una base costiera, chiusa poi fino al 2003, e ora aperta per gite e manifestazioni. In pratica è coperta di prati (su cui si stagliano minacciosi in lontananza i grattacieli di New York) e posti bellissimi dove correre (o andare in bici, che si possono caricare sul ferry, o noleggiare lì) e anche stendersi sulle amache di cui è piena Picnic Point (zona che era ovviamente chiusa quel giorno!).

Sabato c’era un concerto: si poteva bere solo in zone limitate e, per farlo – intendo bere alcohol, era la festa della birra – ti mettevano un braccialetto tipo campo profughi che, se non ho visto male, diceva qualcosa tipo: Sta assumento alcohol. Ora ovviamente morivo dalla voglia di farmi una birra sotto quella calura e ascoltarmi un po’ le band che suonavano, ma di giocare al ghetto dell’alcohol invece proprio non mi andava. Strano paese. Così ho mangiato due hot dog e delle non identificate bibite all’uva piene di coloranti!

Mi sono quindi girato un po’ l’isoletta, che è ben tenuta, ma con case fantasma, che sono un misto tra quelle di Agli ordini papà (ambientato, appunto, in una base militare), con le cantine tipo quella dei Simpson, che hanno la porta storta dal lato della casa (peraltro visibili in tutti gli isolati di Manhattan), e Tara, la casa colonica della piantagione di Rossella in Via col vento.

Va da sè che la cosa migliore dell’isola è la vista: sul downtown di Manhattan, sul ponte di Brooklyn, su Brookyln, sulla Statua della Libertà.

E poi, certo, bisogna tornare per l’amaca a Picnic Point (con la birra nel sacchettino di carta…).

P.S.: Sbarcato di nuovo a Manhattan, vedo un cartello a Battery Park che dice: C’è qualcosa (questa parte era in un cartello a sinistra di quello nella foto) nell’aria di New York che fa in modo che il sonno sia inutile. Uhm… Volevo dirgli: No, sai!
Guardate la mia faccia scattata subito dopo aver letto questa frase, con le mie occhiaie solite, se non peggiori per via dell’alcohol e delle schifezze che mangio, e capirete che non mi trovavo molto d’accordo con il cartello.
Ero stanco per la gita sotto il sole, e volevo andare a casa: dormo così bene nel divano-letto Ikea di Michael (Lui seita dirmi: è IKEA – pronuncia: AIKI’A – come per dirmi, l’ho pagato poco… Digo: Go capìo, te seiti dirmeo! Ma non dovresti dirlo a quelli che ospiti a casa, dato che l’hai comprato per quello! Comunque si dorme molto bene. O almeno io ci dormo molto bene. Sì: io dormo bene ovunque).

(Io dormo).

Blog Comments

Tutti a Governors Island a Pasquetta, allora…
Facciamo così: mandiamo Bubo alla mattina alle sette a tenere il posto a San Rocco, che non si sa mai perché a Torri dicono che a Governors Island forse piove; nel caso con calma ci spostiamo tutti là nel pomeriggio… io porto il vino e la chitarra, caio il pallone, il dalsa la coperta, la pagina i ovi sodi, la vanna una pasta fredda – che io fighetta non mangerò.
Ok?

Andata!