188 HANGLETON VALLEY DRIVE PART 2

  • Ottobre 31, 2011
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Mi sarebbe piaciuto riprendere a scrivere il blog il 12 ottobre per ribadire che da lì, dalla mia personale scoperta dell’America, ero partito a scriverlo, ma poi mi sono di nuovo perso e la pigrizia ha avuto il sopravvento (nel frattempo sono diventato cameriere ma di questo parlerò nel prossimo post).

Così, dopo 9 settimane e mezzo (!) dall’ultima blog entry, ho pensato di fare come Mina quando, dopo 3 anni di esilio forzato dalla Rai perché aspettava il figlio Massimiliano da un uomo sposato (non con lei…), tornata in tv semplicemente diceva: “Ciao, rieccomi qui, vi sono mancata?”.

Ciao, rieccomi qui, vi sono mancato?

***

Correva l’estate del 1994, al cinema i giovani erano carini e disoccupati, io scoprivo Douglas Coupland, portavo – come tutti, ah, le mode! – degli occhiali che erano due fanali, Salin mi rimandava in matematica, Kurt Cobain era da poco morto e i Soundgarden cantavano Black Hole Sun. Avevo 16 anni, 17 anni fa!

Quell’anno la mamma mi propose di fare una vacanza studio in Inghilterra: un suo collega, insegnante d’inglese, lavorava d’estate come tutor per una scuola di lingua (STS, Student Travel Schools) e gliel’aveva consigliata.

Così, dal 2 al 23 agosto, ho soggiornato per tre settimane presso una casa privata a Brighton.
All’inizio titubante, infatti, ho accettato poi la proposta, e ho fatto bene: ero molto timido all’epoca, ed essere stato per la prima volta a lungo via di casa, in mezzo a tanti altri giovani, in un paese nuovo (e in cui non ero mai stato), mi ha fatto diventare, anche se solo un po’, più grande.
Alla città sono legati per me bei ricordi di giovinezza.
Ho visto allora anche Londra.

Quell’estate mi sono fatto crescere i capelli per la prima volta oltre una certa lunghezza, non ricordo com’è nata la cosa.
Li ho tenuti lunghetti per qualche anno, e adesso, ritornato in Inghilterra, ho voluto omaggiare i miei trascorsi in questo paese rifacendomeli crescere, anche se sono molti di meno.

Quel giorno di fine luglio scorso, dopo essermi fatto trasportare in giro – il Royal Pavillon! Churchill Square! Il Pontile! – dai ricordi abbastanza sbiaditi dell’epoca (cosa che capita di rado, perché in genere ho una buona memoria: starò diventando vecchio?), ho preso un autobus a intuito dalla piazza centrale, alla ricerca della mia vecchia ‘casa’.

Un percorso che avevo fatto tutti i giorni per tre settimane mi si è ripresentato alla memoria, risvegliando in me vecchi ricordi, ma quando è stato il momento di capire dove scendere, ai confini della città, mi è salito il panico: le case e le strade di periferia in Inghilterra sono tutte uguali, tutte di mattoni rossi: ero in preda a un trip da ABITAVO QUI, NO ‘SPETTA QUI, NO QUI etc…

Quando è nato il servizio Google Earth, anni fa, la ‘mia casa inglese’ era stato il primo luogo che avevo cercato, ma ora non mi ricordavo nemmeno il nome della strada.
Poi ho riconosciuto una chiesa, ero sicuramente in zona, sono sceso al volo, ho girato un po’ un quartiere che a rivederlo dopo tanti anni sembra la Wisteria Lane delle Desperate Housewives, e da cui si vede il mare (neanche questo mi ricordavo, o forse all’epoca, abbastanza ottuso e poco curioso, non me ne ero accorto).

Ed è stato allora che credo di averla vista: il numero civico mi diceva qualcosa, era quella la finestra della stanza dove avevo dormito per tre settimane?, e ho cominciato a fotografare, tipo stalker o ladro in preparativi, quella che pensavo fosse la ‘mia’ casa di allora.
Ho chiamato a casa in Italia, il papà ha recuperato vecchie foto (allegate: nel frattempo riprese quando sono tornato a Vicenza a settembre proprio per redigere questo post, alla faccia del tempismo!) per verificare il numero civico e ho avuto la conferma che ero davanti alla casa giusta.
Tante volte ho vissuto nella testa il momento in cui sarei tornato lì, nella mia elaborazione avrei dovuto suonare il campanello, ripresentarmi ad Helen, la signora/mamma: mi avrebbe riconosciuto? Si sarebbe ricordata, considerando che avrà visto una media di 30 ragazzi ogni estate? Viveva ancora lì? Il cane i cui peli mi infestavano ogni giorno il packed lunch era ancora vivo? Lei era ancora viva?
Ho lasciato stare: che senso avrebbe avuto? Come in molte cose della vita, soprattutto nei ricordi, meglio lasciare tutto com’è, senza stimolare o provocare, col rischio di rovinare.

Allora ho deciso di celebrare quella giornata entrando finalmente, dopo 17 anni, nel pub del quartiere che all’epoca, io minorenne e interdetto da quel luogo che mi sembrava misterioso e di perdizione, mi ricordava una delle malghe di Passo Cereda!
Ho bevuto una birra fresca e mi sono lasciato cullare dai ricordi.

***

Sono ritornato a Brighton in un caldo venerdì di fine settembre, e ho scattato l’ultima foto: non assomiglia a quella intrusa del post precedente?

(2. Fine).

Blog Comments

Bentornato Dalsa! Ci sei mancato, eccome… Ma noooooooo, bisognava suonare ad Helen e scoprire cos'è cambiatoooooo! Mamma che sgranfo, mi resta una curiosità che non hai idea….

la sequenza di caratteri che mi è stata richiesta per pubblicare il commento precedente era questa: noieri. Direi che è un segno del destino, ritiro tutto: hai fatto bene a non scoperchiare il vaso di Pandora del passato…

eri bellissimo con i boccoli!

Ciao Carlitos,
che dire… io ho una grande idea, perchè non pubblicare un libro con il tuo racconto di viaggio tra Americhe e Regno unito????
Se organizzo un week end londinese ci troviamo?
Cinzia

wow *_*

black hole sun è il video preferito del dalsa..
sai che assolutamente voglio fare gitarella a brighton